Brahma
Fornitori di sistemi di combustione e controllo della fiamma
Fornitori di sistemi di combustione e controllo della fiamma
Ieri è venuto a mancare il nostro Presidente Onorario, Flavio Brama
Da figlio, da successore, mi permetto di lasciargli un ricordo personale, per tutti coloro che lo hanno incontrato nel loro percorso professionale, ma anche per chi – clienti, fornitori, collaboratori – non ha avuto modo di conoscerlo direttamente. Perché tutti possano capire cosa ha costruito in oltre 60 anni di onorato servizio per quella che lui chiamava “la fabbrica”. Non solo sua, ma di tutti.
Si era ritirato qualche anno fa, con lucidità e saggezza, quando ha capito che doveva lasciare spazio ai (relativamente) giovani – io in primis – perché il mondo corre troppo, e lui non aveva più la forza, né la voglia, di inseguirlo. All’inizio è stato un passaggio doloroso, le nostre visioni erano spesso altamente discordanti, quasi su tutto. Poi però, da uomo saggio, ha capito che il suo stile di leadership era superato, che il suo modello di business andava rivisto. Perché là fuori c’erano nuovi “nemici”: la globalizzazione, internet, la concorrenza sempre più spietata e aggressiva, i margini sempre più ridotti. E bisognava affrontarli per continuare a vendere le sue creazioni, le sue idee, le sue intuizioni, in tutto il mondo.
Una volta lo definirono “un guerriero dal cuore tenero”. Mai espressione fu più felice.
Un duro, Flavio, non c’è che dire. Forgiato dall’Accademia Militare di Modena, anni Cinquanta, brillantemente conclusa. E poi, all’improvviso, il salto nel vuoto: mollare tutto per lavorare con papà e nonno in una piccola azienda appena avviata, producendo le prime radio incastonate in mobili di pregio, realizzati dai maestri ceretani. Un visionario. Un all-in. Un “o la va o la spacca”.
È andata. Alla grande.
Trentun’ anni in coabitazione col fratello, poi dal 1990 da solo, a gestire un business sempre crescente, tra meccanica, elettronica e meccatronica. Amava prendersi le responsabilità. il suo motto poteva essere tranquillamente : “Ci penso io!”. Amava fare il giro quotidiano della fabbrica, per salutare tutti, operai e impiegati, e soprattutto per capire cosa non andava, e perché.
Epici i suoi cazziatoni.
Io, probabilmente, ne sono stato la principale vittima. Ma dopo un minuto era tutto rimosso. Tutto cancellato. Non solo con me. Con tutti.
Un tenerone che non serbava rancore a nessuno, nemmeno a chi avesse meritato la sua giustificata rabbia.
Magari, invece del calumet della pace, ti offriva un po’ della sua grappa fatta in casa, o del suo vino – rivedibile, se non imbevibile – per sancire la quiete dopo la tempesta.
Ci siamo voluti bene, io e lui. Tanto, tantissimo. Con caratteri completamente diversi. Ma non solo io, chiunque, sfido chiunque a dire il contrario, non poteva che volergli bene.
Personale, fornitori, clienti, amici della taverna…
Quando partecipava alla fiera di Milano – e ne ha fatte parecchie – raccoglieva pochi ordini, ma tante chiacchiere. Per lui non era un’occasione d’affari, era un’occasione per rivedere vecchi amici, soprattutto stranieri: Dino il greco, Eva l’ungherese, Giorgio il ceco, gli scozzesi, gli australiani, gli argentini, i persiani, gli iraniani…
Ha saputo creare, innovare, stupire il mondo.
Chiunque oggi abbia una caldaia può ringraziare Flavio per la sua geniale intuizione: mettere per primo, all’interno di una caldaia, un “cervello intelligente” che eliminasse la fiamma sempre accesa e garantisse la sicurezza dello spegnimento.
Se il mondo è un po’ più green, lo si deve anche a lui.
E poi altre intuizioni: portare la centralina di controllo non solo nella caldaia, ma anche nel forno, nella stufa a pellet, nel generatore d’aria, nell’idropulitrice, nello scaldabagno, nel pannello solare…e poi u altro brevetto spaziale, il piano cottura a gas “touch”, che non ha più bisogno delle manopole ma si gestisce con un dito.
Per tutto ciò, ricevette una laurea ad honorem : “Dottore in Scienze Strategiche”, cosa di cui andava fiero.
E infine, l’approdo al mondo HVAC nella sua totalità, e all’elettrico. Perché non si poteva restare solo nel gas. Bisognava guardare avanti.
Ora Flavio non è più qui.
Ma resta impresso in tutti coloro che hanno lavorato con lui in 63 anni di storia.
Resta il suo insegnamento, il suo spirito, il suo pensiero, la sua carica.
Per continuare a vendere le sue creazioni in ogni parte del mondo.
Per renderlo orgoglioso. E felice. Dovunque adesso sia.
Fai buon viaggio, papà.
Porta pazienza se non ti vengo a salutare troppo presto – almeno spero.
Il mondo ha ancora bisogno delle tue idee.
E io sono qui. Perché qualcuno, il “lavoro sporco”, lo deve fare.
Ciao.
Il tuo Matteo
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